L’eurodeputato della Lega e coordinatore dei Patrioti in commissione Agricoltura e sviluppo rurale (AGRI), Raffaele Stancanelli, critica la proposta della Commissione europea di unire i fondi di coesione con la Politica agricola comune (PAC) e pretende una drastica riduzione degli oneri burocratici che rendono difficile ai finanziamenti raggiungere i territori.
In un’intervista con Focus Europe Italia, l’ex sindaco di Catania ha elencato tutte le priorità che, secondo la Lega e i gruppo dei Patrioti, dovrebbero guidare la riforma della politica di coesione nel prossimo ciclo di programmazione. A partire da meno vincoli amministrativi, maggiore autonomia per le regioni a un uso dei fondi orientato alla competitività delle imprese piuttosto che al riarmo.
Burocrazia e autonomia delle regioni
Per Stancanelli, i fondi di coesione sono “stati immaginati dai legislatori europei come uno strumento per avvicinare i territori all’Europa”, garantendo che i finanziamenti “vadano effettivamente sui territori” e non si disperdano “nei meccanismi burocratici europei”. Il problema, ha spiegato, è che di anno in anno “vince la burocrazia contro gli interessi concreti di chi invece deve utilizzare i fondi di coesione”.
Secondo Stancanelli, la priorità assoluta è la sburocratizzazione. “La eliminazione dei lacci e dei laccioli deve essere il primo punto che la Commissione, e il Parlamento poi, devono tenere a mente”.
“Le regioni devono diventare protagoniste perché sono vicine ai bisogni dei cittadini, specialmente nel Mezzogiorno” ha detto nell’intervista, specificando che non contesta l’esistenza di regole comuni, ma ritiene necessario che i territori siano messi in condizione di gestire i fondi, “perché sono loro a sapere quali sono gli interessi e quali le esigenze di coloro i quali devono attingere a questi fondi”.
La contrarietà all’accorpamento con la PAC
Per l’eurodeputato, la tendenza alla centralizzazione della Commissione è “assolutamente corretta”. Portando l’esempio del settore agricolo, ricorda che “l’Europa è nata sull’agricoltura” e che “la politica agricola comune era la ratio principale della Comunità europea dei primi sei” Stati membri.
Sulla proposta di unificare i fondi in un voto unico, Stancanelli è più scettico.
“Non c’è più certezza da parte degli agricoltori, ma neanche da parte di chi attinge ai fondi di coesione, perché vi è un voto unico e poi i governi nazionali possono decidere se utilizzarli in un modo o nell’altro”. Una impostazione che definisce “il contrario dell’autonomia dei territori, della regione e delle autonomie locali”.
Priorità di investimento: competitività prima del riarmo
Sulla maggiore flessibilità introdotta nell’uso dei fondi, estesa a settori come difesa, energia e competitività, Stancanelli si dice quasi totalmente d’accordo.
“Questa iniziativa di flessibilità a noi ci sta bene, ma è un’iniziativa timida, molto timida”. Quanto alle priorità, l’eurodeputato è chiaro: “Il primo settore è quello della competitività, per le infrastrutture”.
Sull’ipotesi di destinare risorse al riarmo, Stancanelli ha una posizione netta: “Io penso che utilizzare 800 miliardi per il riarmo invece che per le infrastrutture, per la competitività, per dare la possibilità a chi intraprende di essere libero” sia la scelta sbagliata. “Noi dobbiamo far sì che i nostri imprenditori, cioè coloro i quali creano ricchezza e creano lavoro, utilizzino questi fondi”, ha aggiunto, precisando comunque che questo deve avvenire “attraverso le regole, non ci mancherebbe altro”.
Le critiche al Green Deal e il caso dell’automotive
“Il Green Deal è una cosa bellissima, perché chi non vuole un mondo più verde”, premette Stancanelli. Tuttavia aggiunge: “Se queste regole servono per ammazzare la competitività degli imprenditori italiani ed europei nei confronti di altre economie dove non esistono le nostre regole, è soltanto un flatus vocis”.
Il settore automobilistico è, per l’eurodeputato, “emblematico di quello che è successo in Europa”. Stancanelli è molto critico nei confronti della proporzionalità dello sforzo richiesto alle imprese europee. Per lui l’Unione europea incide in misura marginale sull’inquinamento globale rispetto ad altre economie, in particolare quella cinese.
L’eurodeputato collega il malcontento economico ai risultati elettorali registrati in Sassonia: “Non ci credo che il 50% dei sassoni sia diventato nazista, perché sarebbe una cosa assurda”. Secondo Stancanelli, chi attribuisce l’aumento dei consensi alle forze di estrema destra a una deriva ideologica “non si rende conto che le cause sono altre”, citando come esempio le ricadute delle politiche sul settore automobilistico. “Non sto facendo politica”, ha precisato, “sto dicendo cose concrete”.
Punti di forza e debolezza dello strumento
In conclusione, Stancanelli crede che i fondi di coesione siano “uno strumento al servizio degli imprenditori e delle infrastrutture”, coerente con la finalità originaria dell’Unione di “un mercato unico che abbia le stesse regole” e di “livellare le differenze tra gli Stati”. Tuttavia, crede che ci sia “un’eccessiva rigidità delle regole, delle regole assurde”.
L’eurodeputato chiude con una cauta apertura di credito verso la Commissione, definendo il percorso avviato “un timido tentativo di tornare indietro rispetto alle follie di Timmermans”. Ma perché questo cambio di rotta sia credibile, avverte, “devono accelerare e mettere in condizione le regioni, i comuni, le autonomie locali di essere attori e protagonisti, perché loro sanno cosa serve in un territorio piuttosto che in un altro”.

